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No francese all`austerità - di Giuliano Augusto

Come fare restare nei limiti di disavanzo previsti dal Patto di Stabilità (il 3% sul Prodotto interno lordo) è il grande problema di Renzi e Padoan. L'economia è infatti in crisi, le imprese chiudono e le entrate fiscali e contributive si riducono. Senza entrate l'unica soluzione, oltre alle tasse, resta quella di tagliare la spesa pubblica, tra stipendi, pensioni e prestazioni sociali. Come la Sanità. Addio Stato Sociale insomma. Un problema che sembra interessare molto poco la Francia, Il ministro delle Finanze, Michel Sapin, ha comunicato che il governo non adotterà nuove misure di austerità nella legge di bilancio relativa al 2015 e che in ogni caso quest'anno il disavanzo toccherà il 4,4%. Poi, si spera, le cose andranno meglio. Il 4,3% nel 2016, il 3,8% nel 2017 e il 2,8% nel 2018. Al di là del gioco dei bussolotti che sottintende a queste dichiarazioni (con buona pace degli econometristi queste previsioni sono infatti fuffa allo stato pure) resta il fatto del governo della seconda potenza economica europea (dopo la Germania) che si rifiuta di applicare alla lettera le direttive della tecnocrazia di Bruxelles che cerca di imporre la propria volontà anche quando l'evidenza dei fatti, una crisi senza fine, suggerirebbe di non insistere troppo. Ma vallo a spiegare alla Commissione europea! Sapin ha parlato della grave situazione economica francese. Non cambieranno le linee di fondo della politica economica ma il deficit sarà ridotto più lentamente di quanto era stato previsto a causa appunto delle congiuntura economica negativa. In altre parole non si possono imporre cure da cavallo con il rischio di ammazzare l'animale. Prima viene la ripresa economica poi la sistemazione del disavanzo pubblico. In altre parole, nessun ulteriore sforzo sarà richiesto ai cittadini, perché il governo respinge le politiche dell'austerità che hanno contribuito semmai a peggiorare la situazione, diffondendo disoccupazione, povertà e miseria. Un discorso che potrebbe valere anche per l'Italia. Ma in Francia, evidentemente, esiste ancora qualcosa che si chiama “dignità nazionale”, alla quale i politici di destra e di sinistra non intendono rinunciare perché è un qualcosa che pervade anche le coscienze dei cittadini. L'annuncio di Sapin, che parla ovviamente per conto di Hollande, non è arrivato inaspettato. Già in precedenza il ministro aveva messo le mani avanti per sostenere che gli obiettivi sul disavanzo fissati da Bruxelles per il 2015 erano inattuabili. Del resto, come riuscirvi se la crescita economica del 2015 sarà appena dell'1% per poi salire al 1,7-1,9% nel 2017? Oltretutto, fanno notare da Parigi, nonostante tutte le misure di austerità, nonostante i tagli previsti (50 miliardi di euro da qui al 2017) la spesa pubblica continuerà ad aumentare (come in Italia). Le stime parlano di un aumento dello 0,2% sul quale l'Italia, rimanendo nei canoni di Bruxelles, metterebbe la firma. Mentre il debito pubblico toccherà il 98% sul Pil nel 2016. In Italia attualmente siamo al 135% e Renzi e Padoan non sanno dove andare a raccattare risorse. La lezione che si deve trarre dalla vicenda francese e da quella italiana è che ci sono due diversi modelli di approccio alla gestione del debito pubblico. Il primo che mette in prima linea gli interessi dei francesi. Il secondo, quello italiano, porta i governi a sposare in pieno i diktat di Bruxelles anche se la realtà attuale suggerirebbe di fare tutt'altro. Unica levata di scudi decente è la richiesta fatta, peraltro troppo timidamente, di non considerare nel calcolo del debito e del disavanzo, la spesa pubblica per investimenti infrastrutturali. Ma viste le lungaggini storiche italiane nella realizzazione dei lavori pubblici, la richiesta è rimasta finora lettera morta. - See more at: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=23579#sthash.t53vLOwK.dpuf

Tag(s) : #Lodigiano: Economia e Finanza
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