Mercati e Ue in ansia, si rischia una crisi bis - di Sergio Rossi

Mercati e Ue in ansia, si rischia una crisi bis - di Sergio Rossi

I ripetuti e notevoli cali delle quotazioni nelle principali Borse sul piano mondiale cui abbiamo assistito nei giorni scorsi sono da ricondurre a un fattore generalmente ignorato dagli analisti. La prossima domenica, 26 di ottobre, alle ore 12 (ossia a mercati chiusi), la Banca centrale europea (Bce) pubblicherà i risultati - attesi con molto timore - dei test di resistenza condotti sulle circa 130 banche di importanza sistemica nell'Unione europea. Questi risultati fanno tremare i polsi ai grandi e piccoli attori nella finanza globalizzata, perché saranno in ogni caso potenzialmente tali da creare una tempesta perfetta.
La pubblicazione di questi risultati potrebbe infatti generare una nuova crisi sistemica nella zona euro, con elevate probabilità di contagio al resto dell'economia globale. Se i test di resistenza della Bce sono stati fatti in maniera rigorosa e impeccabile, la pubblicazione dei loro risultati renderà evidente ciò che diversi operatori nei mercati finanziari già sanno ma hanno sottaciuto per interesse personale: numerose banche in Eurolandia (sia nei Paesi periferici come la Grecia, la Spagna e il Portogallo, sia in Italia, Francia e Germania) hanno una elevata fragilità finanziaria, perché nei loro bilanci ci sono tuttora molti crediti inesigibili e diversi titoli "tossici" della finanza speculativa.
Lo scorso venerdì, per esempio, la banca centrale spagnola ha indicato che la percentuale di prestiti problematici nel sistema bancario iberico è aumentata al 13,25 percento nell'agosto di quest'anno, per un totale di circa 184 miliardi di euro formati soprattutto da crediti ipotecari nel comparto residenziale. Se, invece, i test di resistenza della Bce si sono svolti in modo "politicamente corretto", vale a dire che non riveleranno l'instabilità finanziaria del sistema bancario europeo, gli operatori nelle principali Borse saranno indotti a testare loro stessi, in maniera disordinata, la solidità delle banche europee, vendendo in grandi quantità e quasi simultaneamente enormi volumi di titoli finanziari, causandone allora un rapido calo delle quotazioni, tale da spingere diversi altri attori nei mercati finanziari globali alla vendita di titoli simili, per paura di dover registrare delle perdite ingenti nei loro portafogli.
Tale comportamento gregario, tuttavia, creerà una spirale autorinforzante che non potrà fare altro che avverare i timori alla sua origine, dando luogo a una deflazione da debito (il peso del debito che i soggetti economici devono sopportare aumenta man mano che questi soggetti cercano di vendere i loro titoli, dato che queste vendite massicce, di fronte a pochi acquirenti, fanno cadere i prezzi dei titoli stessi). Sia come sia, dunque, domenica prossima potrebbe essere l'inizio della fine per la zona euro nella sua configurazione attuale con 18 Paesi eterogenei. Se il numero di banche da smantellare, da ricapitalizzare o da lasciare fallire all'interno di Eurolandia sarà alto, perché i test di resistenza sono stati eseguiti correttamente, la Germania si opporrà al progetto di Unione bancaria europea, con il pretesto di non volere imporre ai propri contribuenti un aiuto finanziario ai Paesi più in difficoltà a seguito della crisi. Se, invece, il numero di banche che non hanno superato i test di resistenza sarà assai esiguo, la credibilità del progetto di Unione bancaria ne soffrirà, inducendo gli attori nella finanza globalizzata a testare in modo disordinato la solidità delle banche in Eurolandia.
In ogni caso, ciò che accadrà nella zona euro nelle prossime settimane avrà delle ripercussioni negative sull'economia elvetica, a cominciare dalle pressioni al rialzo sul saggio di cambio del franco svizzero. La Banca nazionale svizzera dovrà nuovamente e senza indugio acquistare decine di miliardi di euro per far rispettare la soglia di cambio minimo fissata a 1,20 franchi per euro. Così facendo, aumenterà la liquidità in franchi svizzeri delle banche, che si adopereranno per aumentare i loro ricavi da interessi mediante la concessione di mutui ipotecari, che alimenteranno ulteriormente il surriscaldamento dei prezzi osservato in diverse località della Svizzera per quanto riguarda il mercato immobiliare.
La politica monetaria non è onnipotente ma dobbiamo iniziare a preoccuparci per il delirio di onnipotenza dei banchieri centrali, a cominciare da chi è ormai soprannominato Super Mario (Draghi). Prima di affrontare la prossima crisi, infatti, è urgente risolvere quella in cui l'Europa è ancora intrappolata.

http://caffe.ch/stories/cronaca/48489_mercati_e_ue_in_ansia_si_rischia_una_crisi_bis/

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