Lo Spacciatore al lavoro (anche a Milano)

Lo Spacciatore al lavoro (anche a Milano)

Lo Spacciatore Fiorentino continua tetragono nel suo gioco delle tre carte, con vittime gli italiani tutti. Che, purtroppo, capiscono la truffa, chinano il capo e si lasciano rapinare.
Se i dati della crisi sempre più impietosi, sempre più gravi, vengono relegati dai media in posizione defilata, gli annunci, le demagogie, i sorrisetti e gli inchini ai suoi padroni (assente Obama, a Milano è stato sufficiente omaggiare Merkel e Hollande) del terzo presidente del Consiglio “tecnico” (cioè schiavo degli schiavi di Bruxelles), si raddoppiano, moltiplicano, diventano infiniti.
La tecnica dello spacciatore Renzi è – lo vedono tutti – quella di lanciare a ritmo serrato i suoi dadi, le sue “riforme” liberal-liberiste, una dopo l’altra - inutili, nel migliore dei casi, assassine dell’economia produttiva nel peggiore - di alzare la posta, di non lasciare insomma il tempo ai cittadini-consumatori-spettatori-sudditi di riflettere meglio su ciò che sta accadendo.
Che anche gli ultimi stracci delle risorse italiane siano svenduti e liquidati (ad esempio con le mani cinesi su energia e cassa depositi e prestiti, con il silenzio sulle delocalizzazioni e denazionalizzazioni – vedi ex Fiat – del lavoro italiano, con la rinuncia al potere di controllo sull’Eni, sulla moneta e sui raid della finanza internazionale, con le decapitazioni delle residue maggiori aziende strategiche italiane) non importa.
Che per nascondere un salasso di nuove imposte e tariffe (imposte locali e tariffe per i servizi di prima necessità), peraltro imposto da un accelerato declino del prodotto interno lordo, imperterritamente sottozero, e quindi delle stesse entrate fiscali (nonostante i raggiri subiti dai cittadini con le varie ‘tasi’, imposte di soggiorno, con i contributi detti di solidarietà e con i sempre più pesanti tagli ai servizi sociali), si parli di “18 miliardi di tasse in meno”, è tutto dire.
Che con una suicida politica estera l’Italia stia oggi spezzando ugni legame continentale intereuropeo e mediterraneo, soggiacendo alla vergognosa – e suicida, culturalmente ed economicamente - politica anti-russa e anti-araba costruita a tavolino dai think-tanks angloamericani.
Che, con una serie di aggiustamenti parlamentari, questo governo sia ormai giunta alla più totale sospensione della stessa “democrazia” della quale si fa bandiera, sopprimendo gli istituti di rappresentanza dei cittadini con la trasformazione della scelta dei rappresentanti da diretta – da parte del popolo – a indiretta, da parte dei partiti del sistema (Senato pseudoelitario e oligarca, “ex”provincie o aree metropolitane suddivise tra amministratori già organici alla partitocrazia). Per non parlare della devastazione sociale operata o comunque varata con l’eliminazione delle tutele del Lavoro, tutte donazioni alle strategie di progressiva delocalizzazione all’estero e di trasformazione in merce “flessibile”, “precaria”, “mobile”, “deregolamentata” e “liberalizzata”, dei lavoratori e dei produttori di ricchezza e benessere per la comunità nazionale.
Che, con politiche di massificazione culturale, questa classe dirigente e di governo, strumento di un’importata ideologia di destra-centro-sinistra, proceda a marce forzata nella devastazione del tessuto culturale nazionale. Con “leggi-riforma” contro la famiglia naturale (padre-madre-figli), di incentivazione alla crescita demografica zero, di distruzione delle più elementari cellule di identità nazionale.
E’ il momento di gettare a mare questi odiatori del genere umano. ( U. G.)
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