La Grande Migrazione non si fermerà da sola - di Roberto Alajmo

Mediterraneo - ponte fra oriente e occidente". Mediterraneo - crogiolo di culture". Non che in assoluto non siano veri entrambi i concetti. Ma quante volte? Quante volte sono stati adoperati per aprire, chiudere, farcire un articolo di giornale o il lancio di un servizio televisivo? Ripetute tante e tante volte - "Mediterraneopontefraorienteeoccidente", "Mediterraneocrogiolodiculture" - espressioni del genere sono diventate un ronzio indistinto, di quelli che magari un tempo avranno avuto un significato, ma di sicuro oggi l'hanno perso. Tu le ascolti, e ai tuoi centri nervosi arriva soltanto un suono familiare e conciliante, "Mediterraneopontefraorienteeoccidente", che rassicura e provoca sonnolenza. Ancora un paio di volte, "Mediterraneocrogiolodiculture", e il sonno è assicurato.
Diciamo la verità: a forza di avercelo sempre nelle orecchie e sotto gli occhi, il Mediterraneo l'abbiamo perso di vista e non siamo più in grado di ascoltare la sua voce. L'intera Europa è diventata sorda e cieca. Pur trovandosi per gran parte in riva al Mediterraneo, ha deciso di voltargli le spalle. Non ne vogliamo più sapere, di questa massa d'acqua così ingombrante, che unisce e separa le genti - le unisce quando invece secondo noi sarebbe stata fatta per tenerle separate.
Le notizie che provengono dal fronte Mediterraneo ci raccontano una guerra che non abbiamo voglia di combattere. Di vincerla, certo, sempre: ma di combatterla no. Almeno non a titolo personale. Per combatterla abbiamo delegato le apposite autorità, che hanno pieni poteri, mezzi e competenza per procedere in autonomia. Abbiamo fatto le leggi, e sono leggi che hanno consentito di voltare le spalle al Mediterraneo senza dovercene più preoccupare. Era nostra intenzione guardare altrove, in direzione Nord-Ovest, da dove ci aspettiamo provengano ancora e sempre grandi progressi per la civiltà. Da Sud-Est, invece, solo seccature.
Per questo motivo ogni volta che arrivano notizie dal fronte del Mediterraneo, ci prende un infastidito scoramento che degenera spesso in insofferenza. Ma come? Ancora uno sbarco? Ancora un naufragio? Ancora tutti questi morti? Come è possibile? Avevamo dato disposizioni perché questi fatti non succedessero più e invece ecco che continuano a succedere. Questo interferisce e pesa molto sulla nostra coscienza. Sia sulla coscienza di chi vorrebbe che le persone sull'altra sponda restassero dove sono, sia di quelli che hanno il buon cuore di impietosirsene. Entrambe le categorie, per motivi diversi, sono accomunate da una medesima caratteristica: non vorrebbero sentire più parlare né di sbarchi, né di naufragi, né di migrazioni.
Per noi abitanti del nord-occidente del mondo, in preda alla sonnolenza, ogni notizia in arrivo dal canale di Sicilia rappresenta uno schiamazzo che ci fa sussultare, disturba il nostro sonno civile. Le notizie, se sono sempre uguali, smettono presto di essere notizie e diventano prima ronzio e poi silenzio. Ma certe volte la sonnolenza viene scavalcata, se qualche evento supera il livello di assuefazione. Muoiono cinquanta, cento, duecento persone, e per forza il nostro quotidiano del mattino deve parlarne, venendo a turbare la quietezza del nostro breakfast continentale. Allora possiamo reagire in maniere diverse. Possiamo voltare la pagina del quotidiano che stiamo leggendo, passando ad altre disgrazie che avvengano magari un po' oltre l'orizzonte della nostra finestra di casa. Oppure possiamo indignarci, gridare che è una vergogna, che mai più, mai più deve succedere una tragedia del genere. Possiamo scrivere la parola "vergogna" a caratteri cubitali sulla nostra pagina di facebook e metterci dieci punti esclamativi. Tutta questa indignazione, tutti questi punti esclamativi magari possono diventare massa critica e addirittura muovere i governanti a stringere nuovi accordi bilaterali, oppure a introdurre una nuova legge più restrittiva. Oppure a rafforzare i pattugliamenti, spostarne più a sud il raggio d'azione, di modo che il problema rimanga lontano dalle nostre coste. Qualcosa di asettico, insomma, che ci consenta di concentrarci sulle cose che ci interessano veramente.
Forse, ecco: la miopia del mondo nord-occidentale consiste nel vedere la questione sotto il mero profilo della cronaca, e non della storia. Quel che succede fra una sponda e l'altra del Mediterraneo non è materia da quotidiani o settimanali. È materia da libri di storia. Non è con una semplice legge nazionale, magari dettata dalla contingente convenienza elettorale, che si può affrontare un problema di portata storica, anche se si declina con uno stillicidio quotidiano. Una legge nazionale è un cucchiaino adoperato per raccogliere e travasare tutta l'acqua contenuta nel Mediterraneo. Mentre noi cerchiamo di liquidarla con insofferenza, cronaca dopo cronaca, la storia si va sedimentando. Questi anni, per i nostri posteri, saranno quelli della Grande Migrazione. E noi quasi non ce ne accorgiamo.
Procrastiniamo, facciamo finta di niente. Deleghiamo, pensiamo ad altro. Ma il problema rimane. Perché le migrazioni periodiche sono sempre esistite nella storia dell'umanità. Bisogna fare i conti con fattori economici, climatici e sociali che vanno molto oltre il raggio di competenza di uno Stato nazionale, e che rendono le grandi migrazioni un fenomeno inevitabile. La razza umana è nata in Africa, e dall'Africa è partita per colonizzare il mondo, nel bene e nel male. Solo che la colonizzazione dei nostri remoti antenati avveniva in una maniera meno eroica di quanto ci fa comodo immaginare. Non partivano spinti dalla curiosità di sapere cosa c'era oltre il confine del loro mondo conosciuto. No, non era curiosità. Era fame. Anche allora: avvilentissima fame.
Ci fa comodo pensare che si tratta di eventi avvenuti migliaia di anni fa, ma non è così. La storia non si è mai fermata. L'Africa è sempre stata una pentola lasciata sul fuoco, che si surriscalda periodicamente e, come fanno le pentole, se ne frega di qualsiasi coperchio. Quando gli ingredienti arrivano a ebollizione, il contenuto si rovescia dove capita.
Ora noi questo fenomeno possiamo contenerlo, rinviarlo, rimuoverlo, persino rifiutarlo a priori. Ma ciò non toglie che è avvenuto, avviene. E avverrà anche in futuro.

Fonte: www.caffe.ch

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