L'amore online evita tante figuracce - di Roberto Vacca

L'amore online evita tante figuracce - di Roberto Vacca

Amore di terra lontana, per voi tutto il cuore mi duol". Scriveva Jaufré Rudel nel XII secolo. Era innamorato di Melisenda (mai vista, ma solo per la sua fama). Era una principessa di Tripoli (Libano). Parte crociato, la cerca, ma arriva malato e muore fra le braccia di lei. La letteratura già dall'antichità è piena di lettere famose. Arrivavano dopo mesi, settimane, giorni. La mobilità migliorava. Molti viaggiavano di più e venivano raggiunti da lettere di parenti, amici, amanti. Alcuni di noi ricordano ancora l'ansietà con cui attendevamo una busta scritta con la calligrafia dell'amata.
L'Ottocento ci portò i telegrammi, costosi, impersonali, ma esprimevano urgenze o la brama di comunicare subito. Poi venne il telefono. Riconoscevamo la voce e anche stati d'animo e umori l'uno dell'altro.
Cent'anni fa mio nonno, Adolfo de Bosis, pubblicò una poesia "Ascoltando al telefono la bellissima voce di una bella donna". Cominciava: "Voi? Così poco, anzi, di voi, chè sole / da tenue filo per le vie del sole / e dell'aria mi giungono le parole".
Amicizie e relazioni sentimentali (liaisons), grandi amori nascono: a scuola, sotto le armi, da incontri casuali, sul lavoro. Mezzo secolo fa un vecchio gentiluomo mi suggerì: "Ti raccomando i viaggi in treno: sono buone occasioni per iniziare liaisons". È vero anche per i viaggi in nave e in aereo e per i contatti attraverso canali più moderni. Da decenni abbiamo email e sui telefoni cellulari sms (short message service, servizio di messaggi brevi; in inglese si chiama texting, invio di testi e, se sono erotici sexting). Lo stile è telegrafico e irto di abbreviazioni. I sentimenti si esprimono, se ci sono e sappiamo esternarli.
In rete veniamo a sapere di persone interessanti. Seguiamo indirizzi email e ne conseguono: affari, amicizie, relazioni. Servono a questo i social networks: Facebook, Linkedin, Twitter e altri. Ti fanno ritrovare vecchi amici che credevi perduti per sempre. È facile farsi centinaia di nuovi amici, ma spesso sono rapporti da niente. Scrivono: "Come stai - che fai oggi?" "Ti commento la situazione in Siria", e non inducono a continuare.
Da due anni si diffondono connessioni basate sull'uso di smartphone. Ti abboni e ti inserisci in un sistema interconnesso. Poi accetti di lasciar esaminare da altri utenti dati e immagini che hai registrato. Uno di questi sistemi è Tinder: la parola significa "esca da acciarino", le minute sfoglie secche di legno che bruciavano con una scintilla e con cui si accendeva il fuoco quando non esistevano i fiammiferi. La similitudine è con la fiammella da cui si sviluppano fuochi di amicizie o di relazioni. Con lo smartphone e Tinder entri in contatto via wifi con utenti che si trovano nel raggio di decine o poche centinaia di metri. Il sito dice: "Con Tinder scopri nei dintorni persone cui potresti piacere: entri in contatto con loro se l'interesse è reciproco. Tinder ti fa vedere chi sono le persone che accettano di essere contattate: le puoi contrassegnare come interessanti o ignorarle in modo anonimo (non sapranno di esser state scartate). Se piaci alla persona che ti interessa, ti presenti e chattate".
Se le chiacchiere vanno bene, ci si incontra faccia a faccia e magari si fa amicizia. Alcuni servizi permettono di classificare i tuoi dati come Heavenly, "celestiali" o Sinful, "peccaminosi" e mirati a rapporti di "una botta e via". È dubbio che questa tecnologia produca una vita erotica migliore. Viene in mente la storia dei due amici al bar. Uno dice: "Guarda che bella ragazza si è seduta al terzo tavolo. Me la farei subito". Si alza, si avvicina alla donna e mormora qualcosa. La signora gli dà uno schiaffo e lui torna al suo tavolo. L'amico chiede: "Che le hai detto?". "Le ho detto: Lei mi piace molto. Che ne dice di una sveltina?". "Ma, se fai sempre così, prenderai un sacco di schiaffoni". "Certo, ma ne porto anche a letto proprio tante".
Molto meglio di sicuro avviare i contatti umani con modi sì originali, ma più garbati.

Fonte: www.caffe.ch

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