Il Tfr, come fregare ancora gli italiani

Il Tfr, come fregare ancora gli italiani

Era una materia “minata”, ma sembra proprio che sia stata trattata senza la dovuta “cura” ed al solito ne è uscito un pasticcio. O no?

Perché l’alternativa è pensare che tutto l’ambaradan sia stata fatto per spillare ancora un po’ di soldi agli italiani, ossia aumentare la pressione fiscale “di nascosto”.

Senza cioè doversi inventare una nuova tassa e senza aumentare quelle già in essere, cosa che avrebbe creato imbarazzi e polemiche, ma, guardate fin dove arriva la furbizia del nostro buon Matteo, “spostando” una voce d’entrata per i lavoratori italiani verso una diversa tipologia che prevede una aliquota superiore.

Stiamo naturalmente parlando del Tfr che fino ad oggi ha avuto un trattamento fiscale “privilegiato” (rispetto agli standard del nostro Paese), se venisse però accreditato mensilmente in busta paga perderebbe qualsiasi agevolazione di carattere tributario.

Il Tfr, infatti, è stato concepito come una specie di forma “previdenziale”, una porzione di reddito accumulata mensilmente per essere incassata in un’unica soluzione alla fine dell’esperienza lavorativa, perciò, al momento, è soggetto alla cosiddetta tassazione separata. Perdendo questo “status” e diventando reddito percepito a tutti gli effetti, verrebbero a mancare quindi i “benefici” fiscali e l’importo sarebbe assoggettato alla tassazione ordinaria.

Gli italiani, però, non sono stupidi, e tutto questo l’hanno capito, fanno però un ragionamento di questo tipo: se voglio incassare subito circa 100 euro in più al mese (e non prenderli dopo, naturalmente), questo è lo scotto da pagare. Chi opterà per questa soluzione, quindi, lo farà semplicemente per due motivi:

- il primo è che per qualcuno anche 100 euro al mese fanno la differenza

- il secondo è che, vista com’è ridotta l’Italia, meglio incassare subito, chi mi dice che domani mi daranno i miei soldi che ho accantonato?

Eh sì, non dobbiamo infatti dimenticarci che il Tfr sono soldi dei lavoratori, incassarli in busta paga non è un regalo del Governo o del datore di lavoro.

Insomma Renzi doveva spillare ancora dei quattrini agli italiani ed allora, come spesso fanno i truffaldini, ha creato un po’ di confusione ad hoc per cercare, nel polverone, di mischiare le carte in tavola e trarne beneficio.

Matteo! Tutte cose già viste … riviste … straviste e che gli italiani conoscono per esperienza, non pensare che coloro che aderiranno saranno degli allocchi che ci sono cascati, lo faranno solo o perché sono con l’acqua alla gola, oppure … perché non si fidano di te e di tutti quelli che verranno dopo di te.

Giancarlo Marcotti

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