Gli avvoltoi su Belgrado - di Fabrizio Fiorini

La Serbia sotto i ricatti del Fmi e della finanza mondiale
La Serbia sotto i ricatti del Fmi e della finanza mondiale

Tanto tuonò che piovve. I tuoni, inizialmente, erano quelli dei B52 che – correva l’anno 1999 – vomitarono tonnellate di bombe su quella che ancora era la Repubblica Federale di Jugoslavia, resa “colpevole”, grazie ai non meno letali “tuoni” di una propaganda martellante, di ogni peggiore malefatta e crimine internazionale (pulizia etnica, genocidio, e chi più ne ha più ne metta) e che nella realtà pagava duramente il suo non-allineamento internazionale e la sua volontà di non sottomettersi ai diktat di Washington e dell’alta finanza.
Cessate le ostilità armate, e sottratta alla madrepatria la storica provincia kosovara, fu la volta della “rivoluzione colorata”, con cui nell’ottobre del 2000 la piazza prezzolata coi dollari di Soros e delle agenzie spionistiche americane e ubriacata di sogni d’Occidente abbatté con la violenza il governo del legittimo presidente Slobodan Milošević.
Preso il potere, i nuovi burocrati con la laurea a Oxford e il cuore a Nuova York ultimarono l’opera di distruzione smantellando tutto quello che era ancora rimasto in piedi dopo il passaggio delle fortezze volanti e dei manifestanti “arcobaleno”: fu quindi la volta della dismissione dello stato sociale, dell’impoverimento, dell’adozione dei costumi americaneggianti, dell’Agencija za Privatizaciju con cui si svendette ai pescecani delle multinazionali il patrimonio industriale, produttivo e commerciale della nazione.
Dietro le disgrazie di questa eroica nazione, un responsabile ben preciso: il Fondo Monetario Internazionale.
Non a caso, fu proprio presso la sede del Fmi che Bill Clinton, nell’ottobre dell’ormai lontano 1998, tenne un discorso in cui svelò apertamente le proprie intenzioni bellicose nei confronti di Belgrado. E fu proprio dopo la promessa di “aiuti” del Fmi che il governo golpista “colorato” decise di consegnare al tribunale internazionale dell’Aia il presidente Milošević.
Oggi, tanto per cambiare, sono i dati e le proiezioni recessive del Fondo Monetario che stanno spingendo il governo del Paese verso una delle più rovinose manovre economiche della sua storia. Si tratta, naturalmente, di tagli allo stato sociale: tra le altre cose, e in un contesto di generale sbandamento dell’economia nazionale, stipendi pubblici e pensioni, già ridotti ai minimi termini, potrebbero subire riduzioni del 10%.
Insomma, per la nazione balcanica, un caldo “benvenuti in Occidente”. A meno che, dalla Russia…
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