Boris Leonodovič Pasternak: Il dottor Zivago

Boris Leonodovič Pasternak: Il dottor Zivago

Romanzo dello scrittore russo Boris Leonodovič Pasternak (1890-1960), pubblicato per la prima volta in traduzione italiana dal manoscritto nel 1957, poi diffuso nel testo russo e in numerose traduzioni in altri Paesi.

E' l'unico romanzo di Pasternak e, senza dubbio, è opera di grande valore (benchè non paragonabile ai capolavori della letteratura russa). Invero, Pasternak è più poeta che romanziere e le pagine migliori dell'opera sono quelle liriche. Alla fortuna del romanzo hanno contribuito anche le misure prese dalle autorità sovietiche che non hanno voluto che il libro fosse pubblicato in URSS. Protagonista è Jurij Zivago, figlio di un industriale e medico di professione: la famiglia Zivago ha molti beni, ville e possedimenti sia in Russia che in Siberia. Jurij cresce in un ambiente di intellettuali raffinati; dotato di grande sensibilità, ben presto scrive poesie, si occupa di filosofia, discute con originalità sui più diversi argomenti. Vuole difendere a ogni costo la propria autonomia spirituale e per questo è spesso in contraddizione con gli altri. Va da sè che non vuole in nessun modo impegnarsi: e il suo destino è quello di passare attraverso la guerra e la rivoluzione. Invero, come molti altri intellettuali borghesi russi, all'inizio accoglie la rivoluzione come evento liberatorio, come sogno di giustizia universale. Subito, però, quando la rivoluzione bolscevica assume il carattere "normativo" e il nuovo potere vuole imporre anche il modo di pensare, Zivago (che aveva avuto per la rivoluzione, del resto, un'adesione di tipo sostanzialmente estetico) cerca scampo e si rifugia in un villaggio degli Urali: le pagine dedicate al viaggio di questo assorto egoista attraverso la Russia in fiamme sono tra le più belle del romanzo. Zivago ha una moglie, che rappresenta la famiglia, gli affetti normali, di tipo borghese, la sicurezza del focolare. Poi Zivago incontra Lara: l'"amore passione", la donna, non la moglie, non la madre, il senso della vita e della natura. Uomo sostanzialmente debole (e in questo riflette l'autore) Zivago è dunque preso fra queste due donne, che sono agli antipodi. La sua vita è sconvolta, anche perchè non può "isolarsi", tutti sono presi nella tormenta. Vive, certo, giorni incredibilmente felici con Lara: poi i due si devono separare: Zivago è aggregato a un distaccamento rosso in qualità di medico e segue le sorti del suo reparto, nel vortice della guerra civile. Alla fine è solo: Tonja e i figli sono andati all'estero, perchè non hanno voluto accettare il potere sovietico; Lara è lontana, in Manciuria. Lui è ossessionato da Lara, ma è ormai un uomo finito. Tornato a Mosca, muore per un attacco cardiaco. Il romanzo è epico (relativamente al carattere dell'arte di Pasternak: è meglio forse definirlo storico-descrittivo) e lirico. La parte autobiografica è intensa. Tre generazioni di Russi passano attraverso queste pagine, che comprendono la storia tormentata del Paese dal 1903 al 1929 (più un epilogo, situato dopo la Seconda guerra mondiale). Tutti i personaggi del romanzo sono completamente immersi nel crogiolo della storia, della rivoluzione, della guerra civile. Zivago non è un rivoluzionario, e neppure un controrivoluzionario: vorrebbe difendere il proprio "spirito" ma la forza della storia lo schiaccia, e così la forza delle passioni. La rivoluzione è natura, come Lara è natura: è lo scatenarsi delle forze elementari della vita, e Zivago tenta invano di aggrapparsi al suo mito di altoborghese colto e raffinato. Il dottor Zivago non è un libro politico, come fu detto, e la presa di posizione dell'Unione degli Scrittori fu sbagliata anche perchè vi volle vedere un romanzo controrivoluzionario quando questo non era per niente l'intento di Pasternak: nelle pagine liriche, frammentarie, originalissime, Pasternak ha cercato di rappresentare un uomo, come molti, che ha tentato invano di uscire dalla stretta della storia per conquistare la propria libertà, per realizzare le proprie sensazioni, i propri pensieri. In sostanza Zivago-Pasternak crede che l'arte sia un momento della scala verso l'Assoluto e cerca di seguire questa scala. In questa via l'unico suo alleato possibile è la donna che capisce il senso e il segreto della natura e dell'eternità, è Lara. Zivago non respinge la rivoluzione, ne accetta (ed è perfettamente d'accordo) la necessità dei cambiamenti sociali: ma non può accettare la "metafisica" della rivoluzione, la pretesa di cambiare radicalmente l'anima umana (con decreti e violenza). E' in sostanza contro la riduzione del fatto rivoluzionario a schemi teorici e astratti: crede nelle grandi virtù che sono la Natura, l'Amore, la Bellezza. Crede nella Bontà: per questo il senso del romanzo finisce con l'essere religioso (in questo senso si può comprendere l'atteggiamento ufficiale sovietico): non nel senso di un'adesione a una qualsiasi religione positiva (per quanto la "tonalità" sia cristiana), ma nel senso della coscienza del rapporto che lega l'uomo e il cosmo, la natura e la storia, la vicenda quotidiana e l'eterno.

http://www.parodos.it/books/pasternak.htm

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