Avviso di tempesta in Iran

Avviso di tempesta in Iran

Rohani vorrebbe allontanate l'Iran dalla linea anti-imperialista di Khomeini. Ma la Guida Suprema romperà i piani. Ci saranno forti contraccolpi dagli USA [T. Meyssan]

«Sotto i nostri occhi», cronaca di politica internazionale n°99 di Thierry Meyssan.
Le iniziative del nuovo presidente iraniano, lo sceicco Hassan Rohani, si sono in gran parte allontanate dalla linea anti-imperialista dell'Imam Khomeini. Pare che la Guida Suprema, l'ayatollah Ali Khamenei, che aveva favorito l'elezione di Rohani, abbia deciso oggi di sabotare l'accordo da lui segretamente negoziato con gli Stati Uniti e l'Unione Europea. Washington non ci sente da quest'orecchio e prepara il suo "Piano B".
Per Ali Shariati, il pensatore della rivoluzione iraniana, ogni musulmano deve essere rivoluzionario e ogni autentico rivoluzionario deve essere considerato come musulmano, indipendentemente dalla sua religione. Pertanto, il termine "Repubblica Islamica dell'Iran" può essere inteso come "Repubblica Rivoluzionaria dell'Iran"; un'interpretazione contro la quale lotta il rappresentante della fazione filo-USA del clero sciita, sceicco Hassan Rohani.
Il progetto dello sceicco Hassan Rohani Dopo la rivoluzione khomeinista, l'Iran sostiene tutti i movimenti anti-imperialisti del Vicino Oriente, a prescindere dalla religione dei loro membri. Tuttavia, questa politica è stata fortemente contestata dalla "rivoluzione verde" del 2009. All'epoca, il candidato "modernista" Mirhossein Moussaoui, dichiarò durante la sua campagna elettorale che, pur accogliendo con favore la resistenza di Hamas e Hezbollah, non spettava agli iraniani pagare per i loro armamenti né per la ricostruzione della Palestina e del Libano. Una volta eletto, nel 2013, il nuovo presidente sceicco Hassan Rohani ha incuriosito i commentatori brandendo una chiave e lasciando intendere che avrebbe messo il Tesoro iraniano a servizio del suo popolo, piuttosto che dedicarlo a finanziare rischiosi movimenti di Resistenza dei quali alcuni non sono nemmeno sciiti. Tuttavia, il popolo iraniano prestava poca attenzione a questa controversia, che ha erroneamente considerato come roba da politicanti. Dopo la sua elezione, lo sceicco Rohani ha sollevato una vasta speranza nel suo paese, poiché i suoi elettori erano convinti che avrebbe raggiunto un accordo con gli Stati Uniti e l'Unione Europea che avrebbe messo fine alle "sanzioni" e avrebbe così migliorato il loro potere d'acquisto. Oggi, l'Iran ha riacquistato la capacità di vendere il suo petrolio sul mercato internazionale e dispone quindi di valuta estera. La valuta nazionale, il rial, si è ormai stabilizzata. Veniamo ora alla conclusione: lo sheikh Rohani ha segretamente negoziato un accordo con Washington e Bruxelles che dovrebbe rendere presto di pubblico dominio [1]. E questo accordo va ben oltre i propositi di Hossein Moussaoui di cinque anni fa. Si tratta, né più né meno, di far ribaltare la posizione dell'Iran verso il campo occidentale, nonostante il suo recente ingresso nella Organizzazione di Cooperazione di Shanghai. Secondo l'accordo, l'Iran consegnerebbe il suo gas all'Unione europea. In questo modo, essa potrebbe liberarsi dalla sua dipendenza nei confronti della Russia e lanciare una nuova Guerra fredda. Inoltre, questo gas verrebbe a mancare alla Cina e al suo sviluppo [2]. Il 24 settembre, lo sceicco Rohani era in trattative con il suo omologo austriaco, Hans Fischer, a margine dell'Assemblea generale dell'Onu con l'Austria che assicurava la gestione del gasdotto Nabucco. I due uomini hanno discusso del finanziamento del collegameneto con i giacimenti di gas e di petrolio iraniani, il cui costo dovrebbe raggiungere gli 8,5 miliardi dollari. Un mega-progetto che dovrebbe generare parecchia corruzione. L'accordo dovrebbe concludere la controversia sulla presunta bomba atomica che, dal momento dell'elezione di Mahmoud Ahmadinejad nel 2005, l'Iran avrebbe disposto nel giro di "qualche settimana". [3]

Il conflitto tra filo-USA e anti-imperialisti Contrariamente a un'idea semplicistica diffusa dalla propaganda atlantista, la Rivoluzione Islamica non è stata fatta con il clero sciita, ma sia contro lo Scià che contro di esso. Il clero qualificava perfino l'Ayatollah Khomeini come "scismatico" prima di seguire il movimento popolare e, infine, unirsi all'imam. I rapporti tra i rivoluzionari e il clero si inasprirono ancora durante la guerra imposta da parte dell'Iraq: all'epoca, i Guardiani della Rivoluzione, tra cui Mahmoud Ahmadinejad- constatarono che i figli degli esponenti del clero erano assenti dal fronte. Per secoli, il clero sciita ha fatto uso e abuso del suo potere in Iran. La rivoluzione dell'Ayatollah Ruhollah Khomeini era tanto una riforma dello sciismo quanto una lotta di liberazione nazionale. Prima di lui, gli sciiti iraniani piangevano molto la morte dell'Imam Ali; con lui, hanno cercato invece di imitarlo per combattere l'ingiustizia. In termini di costumi, se tutti difendono gli stessi principi, non lo fanno nello stesso modo: sia il clero (di cui lo sceicco Hassan Rohani è ora il rappresentante) sia le "Forze della Rivoluzione" (rappresentate in particolare dai fratelli Larijani) sono a favore della coercizione, mentre gli anti-imperialisti (di cui Mahmoud Ahmadinejad è il leader) sostengono il valore dell'esempio. Così, il presidente Ahmadinejad entrò in conflitto con la polizia del buocostume durante i suoi mandati presidenziali, e prese pubblicamente posizione contro l'uso obbligatorio del velo per le donne e la forte raccomandazione di avere la barba per gli uomini. Il conflitto divenne così acuto che i dipendenti dell'ufficio del presidente furono arrestati e imprigionati per diversi mesi per "stregoneria" (sic). La Guida Suprema, l'Ayatollah Ali Khamenei, che è un discepolo prediletto dell'Ayatollah Ruhollah Khomeini, dispone di poteri superiori a quelli del presidente della Repubblica, ma può intervenire solo di rado. Negli ultimi anni, ha cercato di limitare le iniziative del turbolento Mahmoud Ahmadinejad e di costringerlo a mantenere la sua alleanza con i fratelli Larijani. Il presidente Ahmadinejad si è poi scontrato con lui, in particolare a proposito della scelta del suo vicepresidente Esfandiar Rahim Mashaei, finalmente assurto al rango di capo di gabinetto del presidente. In definitiva, l'alleanza tra i Larijani e Ahmadinejad si è rotta in un clima deleterio di accuse pubbliche di corruzione [4].

La Guida Suprema ha favorito l'elezione dello sceicco Hassan Rohani sperando così di segnare una pausa nel confronto con Washington. Ormai ritiene che il nuovo presidente abbia attraversato la linea gialla e minacci l'ideale rivoluzionario.
Reazioni al progetto dello sceicco Hassan Rohani Più di un anno dopo la sua elezione, la popolarità dello sceicco Rohani sta precipitando, essendo l'opinione pubblica divisa tra chi lo accusa di non aver cambiato granché e chi lo accusa di promuovere una classe sociale a spese della maggioranza. Ovviamente, se Mahmoud Ahmadinejad fosse autorizzato a presentarsi alle prossime elezioni presidenziali, verrebbe eletto al primo turno. Tuttavia, è dubbio che l'occasione si presenti. Nel 2013, al suo candidato, Esfandiar Rahim Mashaei, è stato vietato di competere, mentre i sondaggi lo davano vincitore al secondo turno. Tutto sarà fatto dunque per impedire ad Ahmadinejad di partecipare alle elezioni del 2017. In ogni caso, l'ex presidente non è mai stato così attivo come oggi. Mobilita il suo campo e sembra certo di poter prevenire il ribaltamento dell'Iran verso il campo atlantista. Segno della sua probabile vittoria, la Guida Suprema ha consentito ai suoi sostenitori di organizzare una conferenza internazionale anti-imperialista alla quale si era opposto lo scorso anno [5]. L'Ayatollah Ali Khamenei si è anche fatto rappresentare. Dovrebbe dunque porre il suo veto al progetto Rohani. Per i discepoli di Khomeini, il progetto equivarrebbe ad annichilire la Rivoluzione e tornare all'epoca dello Scià. L'Iran rinuncerebbe alla sua influenza politica e si dedicherebbe al commercio internazionale. Sul piano interno, questo significherebbe ancora opulenza per i leader, ma non necessariamente per la popolazione. Per inciso, i popoli del Vicino Oriente che accumulano vittorie su Washington, Londra e Tel Aviv, soprattutto in Libano, Gaza, Siria e Yemen, saranno di nuovo progressivamente orfani e indigenti.
Il "Piano B" degli Stati Uniti Nel probabile caso - salvo il caso di una morte prematura della Guida suprema - di una sconfitta del piano Rohani, Washington continua a preparare il suo "Piano B": una vasta destabilizzazione del paese, molto più potente di quella del 2009. All'epoca, si trattava di far credere a brogli delle elezioni presidenziali che sarebbero state vinte dai filo-USA. [6] Questa volta dovrebbe trattarsi di un remake della pseudo-rivoluzione siriana del 2011. Da cinque anni in qua Washington ha creato e sta creando più di 70 canali televisivi satellitari in lingua farsi, sebbene questa lingua non abbia più di circa 100 milioni di parlanti in tutto il mondo, di cui 80 milioni in Iran. Ogni alleato degli Stati Uniti è stato sollecitato dall'Unione Europea alla Corea del Sud, affinché trasmettesse programmi destinati agli iraniani. Se tutti questi media arrivassero a trasmettere nello stesso tempo una falsa notizia, questa sembrerebbe certa agli iraniani, molti dei quali si sono allontanati dalle televisioni nazionali, che giudicano troppo militanti o troppo puritane. Inoltre, nessuno sa chi sia il responsabile in Iran della censura di Internet. Per prevenire la diffusione della pornografia, tutti i video sono inaccessibili e così anche una gran quantità di siti. Tuttavia, ogni iraniano si è dotato di un proxy che gli permette di aggirare la censura. L'unico risultato di questa pratica è quello di screditare lo Stato; una situazione che non mancherà di essere utilizzata dagli Stati Uniti. Pertanto, si può prevedere che in caso di sconfitta dello sceicco Hassan Rohani, Washington lancerà false notizie alle quali il pubblico crederà. Con le tecniche digitali, è possibile dare a vedere eventi di attualità fittizi, come è stato sperimentato in Libia (con la caduta della Jamahiriya diffusa con quattro giorni di anticipo per demoralizzare la popolazione) e in Siria (con le numerose manifestazioni che tutti hanno visto, ma che non sono mai esistite). Il rifiuto del progetto Rohani non farà altro che dare il segnale di un nuovo confronto.

NOTE: [1] «L'abdicazione dell'Iran», di Thierry Meyssan, Rete Voltaire, 2 dicembre 2013. [2] «La geopolitica dei gasdotti ad un punto di svolta», di Melkulangara K. Bhadrakumar , Traduzione VociDallaStrada.com, Asia Times Online, Rete Voltaire, 5 febbraio 2010. «Iran, la battaglia dei gasdotti», di Manlio Dinucci, Il Manifesto, Rete Voltaire, 9 marzo 2012. [3] «Chi ha paura del nucleare civile iraniano?», di Thierry Meyssan, Rete Voltaire, 4 luglio 2010. [4] «Ahmadinejad, l'inaffondabile», di Thierry Meyssan, Al-Watan (Syrie), Rete Voltaire, 21 febbraio 2013. [5] La conferenza New Horizons si è svolta dal 29 settembre al 1° ottobre 2014 a Teheran in un clima di unità nazionale. L'ayatollah Abbas Hosseini Qaem-Maqami, Said Jalili (che si era presentato alle elezioni presidenziali contro Hassan Rohani) e Mohammad-Javad Larijani hanno partecipato alla sua apertura. [6] «La CIA e il laboratorio iraniano», «Perché dovrei disprezzare la scelta degli Iraniani?», «Fallisce in Iran la 'rivoluzione colorata'», di Thierry Meyssan, Rete Voltaire, 20, 22 et 30 giugno 2009. «Iran: la balla dell' 'elezione rubata'», di James Petras, Traduzione di Belgicus (Eurasia), Rete Voltaire, 1° luglio 2009.

Questa "cronaca settimanale di politica estera" appare simultaneamente in versione araba sul quotidiano"Al-Watan"(Siria), in versione tedesca sulla "Neue Reinische Zeitung", in lingua russa sulla "Komsomolskaja Pravda", in inglese su "Information Clearing House", in francese sul "Réseau Voltaire".
Thierry Meyssan, 6 ottobre 2014. Traduzione per Megachip a cura di Matzu Yagi.

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