Una “ passione assassina”

Una “ passione assassina”

Due amici di infanzia che si rincontrano dopo tanti anni. Un poliziotto ed un criminale, i cui destini tornano ad incrociarsi. Un legame che è resistito anche alla lontananza. “Passione assassina”, la prima opera di Irene Sabeni, è un giallo noir dove nessuno e niente sono come sembrano. Dove i due protagonisti si portano ancora dietro i traumi dell'infanzia. Un senza famiglia che ha scelto apparentemente la legalità e di servire lo Stato. E l'altro, che al contrario, ha lasciato la propria famiglia, rinunciando ad un lavoro economicamente gratificante come quello di avvocato, per vivere a modo proprio da rapinatore ed assassino. Ma come la realtà odierna non è mai bianca o nera, allo stesso modo il comportamento dei due amici che si sono ritrovati non è conforme alla scelta di campo fatta. I traumi infantili che hanno segnato Daniele il poliziotto, tra abbandono da parte della famiglia e abusi sessuali subiti da un vescovo, riemergono in seguito all'incontro con Guido, l'amico assassino. Un Guido che il poliziotto riconosce tra i componenti di una banda di rapinatori, che lo feriscono gravemente, ma che non ha il coraggio né la voglia di denunciare al commissario capo, una donna con la quale ha imbastito una sofferta relazione. Sofferta e di comodo, per sviarne i sospetti sul suo comportamento non conforme a quello di un poliziotto integerrimo che ha scelto di coprire l'amico di un tempo. Un Guido che, nonostante la sua immagine di rapinatore macho, nasconde una identità multipolare tutta da scoprire. Una lunga serie di colpi di scena, con la morte violenta di più o meno tutte le figure di contorno. Una lunga scia di morti che lasceranno Daniele e Guido da soli e li metteranno di fronte ad una realtà che fino a quel momento non avevano voluto riconoscere. Una identità nascosta che lentamente ed inesorabilmente finirà per emergere. L'autrice traccia con maestria un profilo psicologico dei personaggi, tale che una attenta lettura potrebbe permettere al lettore di intuire in anticipo un finale che altrimenti risulterebbe inatteso. “Passione assassina” è in fondo la storia di due perdenti che non hanno ancora ben compreso quale è il loro posto nella vita. Due soggetti bipolari che fanno fatica ad accettarsi per quello che veramente sono e che alla fine possono arrivare anche ad uccidere le persone che più amano. Come nel Querelle di Brest di Jean Genet. Una metafora di un fenomeno tipicamente contemporaneo. La mancanza negli uomini di una precisa identità e la collegata incapacità di rapportarsi con il prossimo per poi giungere ad esplosioni di violenza che colpiscono non solo gli altri ma soprattutto se stessi. ( Andrea Angelini) - See more at: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=23556#sthash.m2B81eYt.dpuf

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Cedistic © 2014 -  Ospitato da Overblog