Un impero biondo fatto di schiuma - di Ezio Rocchi Balbi

Sull'impero della birra la schiuma non tramonta mai. E tanta potenza viene giustamente celebrata nella festa popolare più grande del mondo, l'Oktoberfest che a Monaco di Baviera, fino al 5 ottobre, ospita sei milioni di visitatori (e bevitori) provenienti da tutto il mondo. Ma il fenomeno della bevanda bionda con la schiuma è solo sublimato dalla kermesse bavarese che, non a caso, si avvicina ai due secoli di libagioni visto che l'attuale è la 181esima edizione. Più che un fenomeno è un mondo caratterizzato da due elementi che da sempre segnano la sua storia: la presenza pressoché universale della bevanda, visto che è diffusa in tutti e cinque i continenti, e la sua popolarità in ogni ceto sociale.
E non è certo solo la tradizione a trasformarla in un'abitudine evergreen, vista la sua capacità di reinventarsi ed adattarsi a qualsiasi tendenza. Il suo glossario (già oltremodo ampio visto che le sue varianti sono pressoché infinite - dalla A di Abbazia alla W di Wheat beer - e in continua evoluzione) si arricchisce sempre di nuove terminologie; da pico-birrificio a Bier Start Up fino al sostenibile chilometro zero. Una tendenza che ha trovato terreno fertile anche in Svizzera, dove si contano oltre duecento etichette di birra e dove - stando all'ultima statistica della Regìa federale degli alcol - ogni rossocrociato ne consuma mediamente 55,8 litri all'anno. E anche il Ticino non scherza, coi suoi 400mila litri prodotti annualmente e con il boom della produzione artigianale che, ultimamente, si spinge fino ad arrivare al door-to-door. "Per me assume già le dimensioni di export quando una mia bottiglia varca il Ceneri - commenta ridendo Luca Ferrara, che inaugurerà la sua microbirreria Rud Bir il prossimo 27 settembre a Gordola -. Una produzione molto limitata la mia, a chilometro zero perché l'ottica è quella del farsi la birra e berla dove siamo, inclusa la mia specialità: la birra al merlot, prodotta utilizzando gli stessi lieviti del vino. Ma rientro a pieno titolo nelle start-up visto che l'attività è partita grazie al crowdfunding ticinese sulla piattaforma progettiamo.ch".
Impossibile descrivere tutte le sfaccettature della bevanda che, come ricorda il sommelier Roberto Storni, può raggiungere l'eccellenza nella sua forma in barrique, ma anche vette di etilicità. "Nelle valutazioni partiamo da birre che hanno 2,5 gradi alcolici, ma ce ne sono alcune che arrivano a 67,5 - rivela Storni -. In effetti, però, nel settore si discute se considerarle ancora birre o inserirle nei whisky".
Naturalmente parliamo di bottiglie d'élite, che non si trovano certo sugli scaffali dei supermercati alimentari. Soprattutto quando la produzione, più che artigianale, impedisce di fare scorte visto che il procedimento richiesto per ottenerla richiede almeno due mesi. "È così, infatti la produzione del mio pico-birrificio è già un successo che raggiunga i 60 ettolitri all'anno - commenta Thomas Lucas, che a Berzona ha creato la Birra San Rocco -. E parliamo di un vero prodotto tipico, visto che il 97% del gusto è caratterizzato dall'acqua della Valle Onsernone. Inclusa la mia unicità della birra alla segale, la stessa che si coltivava per i famosi cappelli di paglia".

Fonte: www.caffe.ch

Torna alla home