Siamo arrivati al “ Io speriamo che me la cavo”?

Siamo arrivati al “ Io speriamo che me la cavo”?

A cosa serviranno i tagli sulla spesa pubblica? Per fare altre spese!

Quindi, nella migliore delle ipotesi, ciò che risparmiamo da una parte lo spendiamo dall’altra.

Risultato?

Zero!

Ma non basta, perché l’Europa, che ormai ci conosce, crede che questo nostro “mischiare le carte” sia solo un metodo per intorbidire le acque, ed alla fine, tra mille tagli e mille nuove spese, magari riusciamo ad imbrogliare nuovamente facendo aumentare il nostro debito pubblico.

Questi “giochi di prestigio” ci sono riusciti tante volte che ormai è difficile che ci caschino ancora, ma noi cambiamo spesso il “prestigiatore” e cerchiamo di far credere che “questa volta” non andrà come quelle scorse, questa volta giocheremo “a carte scoperte”.

Ora, un’argomentazione valida ci sarebbe anche nel nostro voler “mischiare le carte” e cioè, come continuiamo a dire “ a parole”, la somma non sarebbe zero perché lo scopo è quello di trasferire la spesa improduttiva in spesa produttiva.

Certo, sarebbe auspicabile, ma come al solito tra il dire ed il fare …

Chi stabilisce e con quali criteri quale sia la spesa improduttiva?

E chi stabilisce e con quali criteri quale sia la spesa produttiva?

Purtroppo l’esperienza ci dice che le idee chiare, sotto questo aspetto, i nostri governanti non le hanno, per non dire, e sarebbe ancora peggio, che non sono in buonafede.

Spesso, poi, la “spesa improduttiva” è necessaria per evitare sommosse popolari, quindi più che mischiare le carte occorre avere una visione prospettica per riportare la nostra Italia su binari sicuri ed evitare così il deragliamento.

Insomma governare il nostro Paese non è semplice, ci vuole buon senso, ed i messaggi che arrivano oggi dalla nostra disastrata Italia non sono per nulla incoraggianti. Intere aree del paese sono fuori controllo ed agire per cercare di ripristinare almeno un minimo di legalità è perlomeno problematico (un eufemismo per non dire “quasi impossibile”).

Dobbiamo però fare in fretta, dietro l’angolo c’è “Io speriamo che me la cavo”, insomma un altro modo per dire “si salvi chi può”.

Giancarlo Marcotti

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