Questa è guerra, Mr. President

Questa è guerra, Mr. President

"Questa è guerra, checché ne dicano gli idioti alla Casa Bianca", è stata la reazione di Lyndon LaRouche all'ascolto del discorso di Obama alla nazione il 10 settembre.

LaRouche si riferiva al pericoloso "spin" proveniente dalla Casa Bianca, che chiama "antiterrorismo" ciò che invece è guerra vera e propria, per aggirare l'autorità del Congresso. Obama ha infatti dichiarato di non aver bisogno dell'autorizzazione del Congresso e non la chiederà.

Nelle ore precedenti e successive al discorso di Obama, una schiera di commentatori e rappresentanti eletti hanno fatto eco a LaRouche, identificando la natura incriminabile dell'azione di Obama:

Sen. Manchin (West Virginia): "Non sono sicuro allora quale sia la definizione di guerra".

On. Himes (Connecticut): "Vogliamo noi americani continuare a cedere i poteri di dichiarare guerra, che la Costituzione pone chiaramente nelle mani dei rappresentanti del popolo, nelle mani di un uomo solo?"

Il Gruppo Progressista del Congresso, che raccoglie settantasei parlamentari, ha emesso una dichiarazione chiedendo che ci sia "un dibattito pieno e robusto al Congresso sull'uso della forza militare", e che sia votata una risoluzione.

Persino il bellicoso New York Times, di solito filo-Obama, ha pubblicato un editoriale del docente di Yale Bruce Ackerman, intitolato "Il tradimento costituzionale di Obama", in cui si legge: "Niente di quanto ha fatto il suo predecessore Gorge W. Bush è lontanamente paragonabile in termini di hubris imperiale". Siamo in presenza di "un arretramento devastante del nostro ordine costituzionale".

Jack Goldsmith, ex funzionario del ministero della Giustizia sotto Bush, ha autorizzato un articolo sulla rivista Time intitolato "Obama: l'espansione mozzafiato del potere di un presidente di fare la guerra".

C'è anche considerevole opposizione tra i democratici ai piani del Presidente di finanziare le forze anti-Assad in Siria. Ufficiali in congedo hanno detto chiaramente che sarà di fatto impossibile impedire che le armi spedite ai "moderati" non finiscano nelle mani degli jihadisti, come è già avvenuto. Ha contribuito al discredito di Obama la tregua, firmata due giorni dopo il suo discorso, tra alcuni ribelli appoggiati dagli USA e l'ISIL/ISIS, per combattere assieme contro Assad.

Per di più, c'è preoccupazione per il continuo far affidamento sull'Arabia Saudita come principale alleato contro l'ISIL/ISIS, date le prove abbondanti del loro sostegno ai radicali sanniti, da Bin Laden all'ISIL/ISIS appunto. L'ex senatore Bob Graham, che presiedette la commissione congiunta d'inchiesta sull'undici settembre, ha dichiarato che i sauditi "sono essenzialmente i creatori dell'ISIL/ISIS e la fonte primaria del suo sostegno finanziario odierno".

Fonte: www.movisol.org

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