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" I Bitcoin rischiano di finanziare le mafie" - di Mauro Spignesi

C'è chi ci compra componenti elettroniche chi abbigliamento e chi, ancora, li acquista soltanto come forma di investimento alternativo. Basta un click per spostare la moneta virtuale da una parte all'altra del mondo. Ma il trasferimento di bitcoin rischia di finanziare mafia e terrorismo, oltre che alimentare il riciclaggio su scala internazionale. L'ultimo allarme arriva dalla Banca d'Italia, ma anche molti altri istituti centrali, hanno messo in guardia da operazioni sospette. La Bce, poi, sconsiglia le banche private dal fare operazioni con bitcoin in attesa di norme precise. Norme che in Svizzera, per ora, non arriveranno.
"Il Consiglio federale a giugno ha spiegato che intanto il bitcoin ha una importanza economica marginale, ma deve tuttavia sottostare a tutte le autorità di controllo, a cominciare dalla Finma, (Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari, ndr.) e alle leggi contro il riciclaggio", precisa il consigliere nazionale udc Pierre Rusconi, che aveva firmato una richiesta depositata a Berna dal deputato socialista Jean Schwaab. Nell'atto parlamentare si chiedeva di valutare attentamente "l'impatto e i rischi" del denaro digitale nella Confederazione, e di "verificare la compatibilità con le nostre leggi" e in particolare i riflessi sulla piazza finanziaria. Il governo federale non ha dunque ritenuto necessario fissare leggi specifiche. Ma ha tuttavia evidenziato che "per gli utenti, le monete virtuali celano considerevoli rischi di perdite e di abusi". Perdite e abusi che sono contenuti anche nella lista dei 70 pericoli legati all'uso dei bitcoin stilata dall'European Banking Authority. "I rischi ci sono è inutile nasconderli", spiega Alessandro Trivilini, responsabile del Laboratorio di informatica forense della Supsi, che su questo tema ha promosso una conferenza. "Il reale problema, nell'uso della moneta virtuale, resta l'anonimato - prosegue Trivilini - come hanno sottolineato in tanti. Per cui può succedere che le transazioni in Paesi come il nostro, regolato da norme precise, avvenga in maniera assolutamente legale. Ma se si inviano soldi in altri Paesi a rischio, cosa succede? Si potrebbe anche, in perfetta buona fede, andare a finanziare operazioni poco pulite, perché manca la trasparenza al cento per cento". Ed è già accaduto come testimoniano diversi fatti di cronaca.
"Non è esattamente così", replica invece Michel Huber, della società CoinDesk di Chiasso, che offre supporto o consulenza sui bitcoin e ne difende l'uso. "In una transazione - prosegue - io posso vedere da dove è partito il pagamento, non sempre posso vedere chi è la persona che ha pagato. Ma una traccia che comunque può far risalire all'utente resta, e ci sono siti con le mappe in cui si vedono gli scambi in tempo reale (come fiatleak.com). Inoltre, le operazioni dopo una certa cifra sono sottoposte alle regole della Finma. L'anonimato è piuttosto uno pseudo anonimato".
Poi ci sono i "bancomat" della moneta virtuale. Tre in Svizzera, due a Zurigo e uno a Ginevra (l'unico dove si può sia vendere che acquistare) monitorati dalla Finma.
"Tutti - aggiunge Rusconi - possono comprare Bitcoin, ma poi come li spendono?". Ed è il problema che rilancia Trivilini: "È un po' come per il crowdfunding, il finanziamento collettivo. Tu dai soldi per una apparente buona idea, ma non sai chi c'è dietro. Può anche esserci un terrorista, e i nuovi gruppi sono intrisi di tecnologia, che chiede soldi per andare poi a combattere in Medio Oriente". Secondo Rusconi, però, "il rischio vero è investire e non poter spendere e, dunque, di restare con un pugno di mosche". Per Huber attualmente la popolarità dei bitcoin è molto alta, mentre il valore reale della moneta è calato un po' rispetto a quando invece la popolarità era meno, e il valore più alto: Questo perché le speculazioni si sono spostate su altre monete parallele, ne esistono oltre 200. E ognuna ha propri protocolli".
Fonte: www.caffe.ch
mspignesi@caffe.ch
@maurospignesi

Tag(s) : #Lodigiano: Economia e Finanza
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