FT: i prestiti privati come i mutui della crisi?

FT: i prestiti privati come i mutui della crisi?

Costruire prodotti derivati che abbiano come sottostante un portafoglio di prestiti. Ovvero, trasformare un credito in liquidità attraverso la cessione di un titolo strutturato. Si chiama cartolarizzazione (securitisation), una strategia che il mercato ha imparato a conoscere (a sue spese) con il collasso del mercato immobiliare Usa nel lontano 2008. Lo schema, insomma, è ampiamente noto. Ma la novità, riferisce ora il Financial Times, è che a diventare oggetto di cartolarizzazione non sono più i cari e vecchi mutui. Bensì una nuova categoria di crediti: quelli associati ai prestiti peer-to-peer.

Di fatto si tratta di prestiti condotti nelle piattaforme online, in un ambiente, cioè, sostanzialmente privo di intermediari. L’idea originale era quella di bypassare il sistema bancario (soprattutto nei momenti di maggiore contrazione creditizia) ma oggi, nota il quotidiano britannico, i grandimarketplace lenders sembrano ormai in grado di interagire sempre di più con il mondo di Wall Street. Inevitabile, per gli osservatori, guardare al fenomeno con sospetto visti i precedenti registrati nel mercato immobiliare. Ma gli operatori del settore, nota ancora il FT, respingono lo scetticismo. Il mercato dei mutui, lasciano intendere, sarebbe collassato per i troppi prestiti concessi alla clientela rischiosa (i celebri mutui subprime). Non certo, dicono, per colpa della cartolarizzazione in sé.


Non tutto il mondo bancario, tuttavia, condivide l’ottimismo. “Ok la cartolarizzazione” spiega una fonte anonima di una grande banca europea interpellata dal FT. “Ma c’è il problema del sottostante. I prestiti peer-to-peer in definitiva possono rivelarsi molto rischiosi”.

Fonte: www.valori.it

Matteo Cavallito @ cavallito@valori.it

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