Le mani di Renzi? Nella marmellata - di Ugo Gaudenzi

E’ con profondo disgusto che siamo costretti a pubblicare una nota su quanto di cosiddetto “politico” sta accadendo in Italia nel governo del venditore di fumo Renzi, nella maggioranza che lo sostiene, nelle cronache dei media che distorcono ogni verità – nazionale e internazionale – per piaggeria ai Signori del denaro e ai loro camerieri locali.
Lo spettacolo su quanto accade al Senato, offerto da una “democrazia” che non rispetta nemmeno le sue regole di base, quelle del confronto parlamentare tra maggioranza e opposizione - peraltro più che obbligatorio se argomento della discussione e delle deliberazioni è, come è, la riforma costituzionale della rappresentanza “del popolo” (sic) – si è svolto con tempi e metodi semplicemente vergognosi.
Non soltanto (“per ottemperare”… a una sentenza della Corte costituzionale che ha abrogato il sistema elettorale Calderoli-Casini che falsava la volontà popolare con i “listini” dei nominati) ad un obbrobrio se ne sta sostituendo un altro, con un pasticcio elettorale indiretto che porterà 5 nominati dal Quirinale e 95 sindaci e consiglieri regionali eletti su indicazione dei partiti a sedersi sulle poltrone di Palazzo Madama con poteri più che limitati e cioè inutili, ma la norma è talmente abborracciata e zeppa di contraddizioni che è destinata a scoppiare come una bolla di sapone.
Tanto per esemplificare: il Trentino Alto Adige viene beneficato, la Sardegna o la Sicilia non lo sono, gli italiani all’estero sono esclusi da ogni rappresentanza, le piccole regioni godono di un trattamento privilegiato rispetto alle più grandi e popolate, mentre con l’Italicum la Camera diventerebbe invece, preferenze e sbarramento antidemocratico a parte, un factotum del governo, uno scendiletto per la decretazione autocratica dell’inquilino pro tempore di Palazzo Chigi. E vari marchingegni in contrasto l’uno con l’altro (tanto che dalla stessa Forza Italia un Nitto Palma non ha potuto fare a meno di sottolineare il dissesto della norma).
Un dibattito parlamentare, oltretutto, talmente “imposto” dal diktat del Nazareno e pilotato con totale spregio delle opposizioni (Lega, Sel e Cinque stelle), con dichiarazioni di voto più che contingentate, tagliole, “canguri” assorbi-distruggi emendamenti, che ha visto un presidente, Grasso, (seconda carica dello Stato e possibile supplente dell’anziano Napolitano, ahinoi) i suoi metodi giudiziari e inquisitori per bloccare ogni discussione dittatorialmente dichiarata da costui pleonastica. Tanto da provocare l’abbandono dell’aula da parte di tutte e tre le opposizioni. Un “aventino” soltanto a stento non perfezionato a oltranza.
E se Palazzo Madama è diventato così un circo equestre, Palazzo Chigi lo ha addirittura surclassato. Con lo spacciatore di bufale – Matteo Renzi – sia nella sua sede di partito, sia in quella istituzionale, sia con l’utilizzo di ignobili “cinguettii” (twitter), impegnato in massacranti elargizioni di parole su parole: farseschi commenti sul “buon esito” di quelle che lui definisce “riforme”, sullo stato “crescente” dell’economia, salvo marce indietro su sostegni reddituali a pensionati e partite iva (i famosi 80 euro che non hanno di certo “risollevato” alcunché), a dispetto delle tragiche situazioni del debito, della recessione, della disoccupazione montante, sull’impossibilità di “pareggiare il bilancio”, ukaze di stampo zarista contro oppositori (partiti e persone) e collaboratori (o pseudo-tali, come Mr. spending review Cottarelli).
Come se fosse Antani: quello che conta è che le sue parole e le sue “riforme fondamentali” si riversino sul popolo bue grazie ai manipolatori delle informazioni, detti anche “giornalisti”.
E che ai cittadini, al popolo, tali riforme non interessino affatto, perché sono un imbroglio, un pasticcio inutile, perché non risolvono certo, queste, lo stato comatoso dell’economia e il malgoverno amministrativo della cosa pubblica, allo Spacciatore non cale: l’importante è fare fumo, parlare, proporsi come “risolutore”, far finta di essere ascoltato dai “Grandi” che contano, lanciare ballon d’essai come quello di una Mogherini da far diventare “alto rappresentante” per la politica estera di Bruxelles. Poltrona che sarà certo utile per esaudire il desiderio del padrone americano della firma urgente del Trattato commerciale transatlantico: un accordo che priverà l’Italia anche della sua giurisdizione in materia di liti e contenziosi commerciali e di ogni tutela dei prodotti nazionali. E che sarà sicuramente inutile, anzi, nefasta, nel caso tale signora volesse proporsi come interlocutrice dei Paesi islamici (dalla Libia, all’Iran, dall’Iraq al Qatar o all’Arabia saudita) che non amano certo “contaminazioni femminili”. E ancora più nefasta nelle sue relazioni con la maggiore potenza europea, la Russia, vergognosamente assediata da sanzioni e conflitti elaborati e messi in atto dai padroni occidentali di Renzi & co.
Un disastro, insomma.
Che lo Spacciatore vuole anche peggiorare: non è infatti peregrino, anzi, ipotizzare che a settembre verrà registrato il flop della “finanziaria” o legge di stabilità. Mancheranno vari miliardi per rimettere in parziale sesto i conti. I tagli alla spesa sono serviti fin qui soltanto a pagare gli interessi usurai alla finanza internazionale che specula sul debito italiano. E lo Spacciatore di parole si troverà al bivio: o rivelarsi agli italiani per quello che è: un grande bugiardo, per di più stolido e inetto, oppure giocherà il tutto per tutto per andare ad un voto anticipato per rastrellare consensi da “povera vittima” e vivere felice per un quinquennio.
Se riuscirà, tuttavia, ad incassare la riforma elettorale e costituzionale inventata appunto ad hoc.
E se glielo permetteremo.
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