Una semplice riflessione sugli sbarchi

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Le élite europee aderiscono ad un umanitarismo che non sa vedere il mondo se non attraverso una visione “ fondamentalista” dei diritti umani.

Nessuna comunità è chiusa in sé stessa. Ciascuna è trascesa da una idea dell'universale.

Il cristianesimo ci ha insegnato che tutti gli uomini sono uguali davanti a Dio e la dichiarazione dei diritti dell'uomo ha secolarizzato questa nobile idea. Non è superfluo però ricordare che le persone non sono intercambiabili, checché ne dicano quelli che definiscono i popoli, in modo arbitrario e semplicistico, per la loro adesione a dei valori universali.

Un popolo non è una costruzione giuridica artificiale ma una radicata realtà storica che ha diritto alla propria continuità. Non c'è bisogno di profetizzare uno scontro di civiltà per scoprire che modelli sociali e costumi di vita in forte contrasto tra loro difficilmente possono coesistere sullo stesso territorio, senza generare fratture e crisi destinate a minare le fondamenta della società stessa.

Le spiegazioni di questo conflitto sono molteplici e contraddittorie. A destra, si tende a sottolineare il conflitto culturale tra la popolazione straniera e la società che l’accoglie. A sinistra si tende ad accusare la destra di voler ghettizzare gli immigrati rendendoli vittime designate di un sistema discriminatorio.

Non esiste una soluzione semplice, è ovvio, ma l'impressione è che i nostri governanti si nascondano dietro la complessità della situazione per giustificare la loro inazione.

E’ necessario inviare un messaggio chiaro: la massiccia ondata di immigrazione clandestina  non può più essere accettata, va decisamente contrastata.

L’autentico pericolo, proprio perché  impedisce di comprendere quelli che sono i nostri interessi specifici, è quel fantasma universalista che spinge strati della nostra società  a specchiarsi  in un idealismo di facciata, lontano dai reali problemi delle nostre comunità.

( A.M.)