Cronache Lodigiane

La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire. ( George Orwell)

Condividi

I conti e le tasse di Renzi - di Giuliano Augusto

Cronache Lodigiane — Lodigiano: Economia e Finanza
I conti e le tasse di Renzi - di Giuliano Augusto

Malinconico autunno. Non sarà caldo quello che si annuncia perché i sindacati si sono così sputtanati con i propri iscritti, dopo aver ceduto a tutte le pretese della Confindustria, che non si capisce davvero come ci possa essere qualcuno, così disabituato ormai alla lotta, da essere disposto a scendere in piazza per scioperare e per perdere una parte sia pure risicata di uno stipendio sempre più misero. A questo ci ha ridotto la deriva di una (pseudo) sinistra, rappresentata (ahi noi!) dal PD, il partito delle banche, che ha perso la faccia dopo aver cercato in tutti i modi di scavalcare a destra lo stesso centrodestra. Lo scenario, in ogni dove, è quello che vede il trionfo della canaglia liberista e dell'Alta Finanza, tra fine della Storia, fine della Politica e scontro delle civiltà. Povera Europa e povera Italia che ti dissolvi ai quattro venti del tuo disastro..tanto per citare Drieu. Un lavoro sempre più precario, un lavoro pagato sempre meno con milioni di famiglie sprofondate nella povertà. Non ci saranno manovre aggiuntive, ha garantito Renzi. Sarà il governo a decidere cosa fare e cosa non fare. Non ci faremo dettare i compiti a casa dalla Bce di Draghi, dalla Commissione europea e men che meno dalla culona tedesca. Pitti Bimbo non ha usato questo termine, il copyright appartiene al Berlusca, ma il concetto è quello. In realtà è vero il contrario. Con il debito pubblico al 135% del Pil, gli spazi di manovra sono inesistenti e il destino dell'Italia è segnato. Ci vuole una manovra aggiuntiva tuonano dai Palazzi europei e dal Fondo monetario internazionale. Anche gli 80 euro in busta paga si faranno sentire e dureranno poco. Mesi fa, a Francoforte, Bruxelles e Berlino si parlava di un intervento di 24 miliardi tra tagli alla spesa e nuove tasse. Adesso i miliardi sono 40 e il duo Renzi-Padoan non sa davvero dove raccattarli. Per salvare l'Italia non serviranno nemmeno le vecchie zie. Il governo non è in grado di controllare la dinamica della spesa pubblica che infatti continua a crescere, trascinandosi dietro debito e disavanzo. E se lo spread tra i Btp decennali e i Bund tedeschi è rimasto basso, ciò non è dovuto come sostiene Renzi alla “fiducia dei mercati” nell'Italia (e in lui) ma all'intervento dell'Esm, il Fondo permanente salva Stati, che ha comprato Btp sul mercato, impedendo che il livello fosse quello fisiologico che tenga conto del livello del debito. Tanto per dire, a novembre 2011, con il debito al 120%, lo spread era a 570 punti e passa. Il che la dice lunga su quale sarebbe il nostro destino se i tanto invocati “mercati” decidessero improvvisamente il fuggi fuggi dai Btp, stabilendo che non potranno essere rimborsati alla scadenza. Il che significherebbe la bancarotta dello Stato italiano. Del resto, con la recessione in corso, sono drasticamente crollate le entrate fiscali e contributive. E con quali soldi si pagheranno gli stipendi pubblici e le pensioni? Appunto. La situazione finanziaria dello Stato è a dir poco catastrofica. E nemmeno la situazione dell'economia globale ci aiuta. Pure la Germania sta rallentando e questo non contribuisce a migliorare le prospettive delle imprese italiane che speravano nell'aumento della domanda globale ed europea per riprendersi. Ma non si può contare sempre su un salvataggio esterno. Tipo quello cinese. Soprattutto non si può pensare che gli esponenti parlamentari di una casta politica all'ultima spiaggia possano accettare di vedere tagliate spese che vanno ad arricchire non soltanto loro medesimi ma soprattutto le clientele che li hanno portati in Parlamento. Dall'Europa e da oltre Atlantico si continua a chiedere all'Italia maggiore flessibilità sul “mercato del lavoro” per incentivare ad assumere lavoratori che si potranno più facilmente licenziare. Addio articolo 18. Renzi vorrebbe invece maggiore flessibilità sulla gestione del disavanzo pubblico, sempre sopra il 3%, ma la culona tedesca continua a dire no. La Francia da parte sua è sopra il 4% ma vanta un debito pubblico che si trova ancora sotto il 100% del Pil. E Renzi non può giocare con i numeri sostenendo che anche gli altri Paesi fanno un po' i discoli. Resta la realtà di un governo che non sa dove trovare i quattrini e che, sulla spinta di Péadoan che, da ex capo economista dell'Ocse si era già detto favorevole, sta pensando ad introdurre una tassa straordinaria patrimoniale per raccattare quel poco di ricchezza privata che è rimasta in giro. Dopo la quale non ci sarà altro che una rivolta diffusa nelle piazze. E non solo.
- See more at: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=23558#sthash.CwNfd1s7.dpuf

IL PRINCIPE DELLE MONETE (CAPITOLO 1) - di Michele Signa

Cronache Lodigiane — Lodigiano: Economia e Finanza
IL PRINCIPE DELLE MONETE (CAPITOLO 1) - di Michele Signa

Una favola per adulti

La crisi economica spiegata al cittadino che nulla sa di economia e finanza e il ruolo nefasto giocato dall’Euro, dall’Unione Europea e dal Professore

CAPITOLO 1

C’era una volta, tanto tempo fa, un Principe che viveva in un magnifico castello costruito su una collina ai margini di un grande lago. Dalle finestre si poteva ammirare la vallata lussureggiante tutta intorno, estesa fino a confondersi in lontananza con la linea frastagliata dell’orizzonte.
Il Principe, ai pochi sudditi cui era concesso il privilegio di vederlo, appariva sempre giovane e bello, come nei primi anni del regno. Amava indossare abiti informali, discreti, forse inadeguati al suo rango, tuniche di pura seta coperte da mantelli ornati di zibellino e fregi in oro zecchino, sul capo una semplice corona tempestata di smeraldi.
Non tollerava l’inutile ostentazione.
Regnava su tutte le terre che andavano dalle montagne fino al mare. Tutte le case, i poderi, ogni cosa, fino a perdita d’occhio, erano sue. Aveva potere di vita e di morte sui sudditi e, magnanimo, gli concedeva di vivere dignitosamente, donandogli il cinque per cento dei frutti del loro lavoro. Pensate, ogni suddito lavorava non meno di quindici ore al giorno tutti i giorni della settimana e, se godeva di buona salute ed evitava di morire troppo giovane, aveva di che mantenere dignitosamente la propria famiglia. Anche ai fanciulli, del resto, concedeva di lavorare fin da piccoli, e per ricompensa tutte le sere li aspettava un ricco piatto di minestra calda e un tozzo di pane. Un difetto del Principe era senz’altro l’innata bontà d’animo verso i sudditi. Con riluttanza li mandava a morte quando, uno o due volte l’anno, era tradizione impiccarne qualcuno con un pretesto, solo per ricordare a tutti chi fosse il Padrone.
La vita nel castello scorreva tranquilla. A volte esaltante, in occasione delle feste e dei balli sfarzosi, altre noiosa, quando gli impegni di governo si facevano pressanti. Il Principe si era sposato, ancora adolescente, con una giovinetta di buona famiglia entrata nelle grazie dei suoi genitori. Ella, per combinazione, era anche la figlia primogenita della più ricca famiglia di imprenditori del regno, attivi in molti campi ma sopratutto in quello dell’acciaio e delle materie prime.
Il matrimonio era stato allietato dalla nascita di due figli, un maschio e una femmina, divenuti da subito, al di là delle ricchezze e del potere, il vero tesoro di mamma e papà.
Col passare del tempo e i sopraggiunti impegni di governo, all’indomani della scomparsa del padre, il Principe non poteva concedere molto tempo alla consorte e alla prole. Gran parte della giornata doveva dedicarla a noiose faccende amministrative in compagnia del suo collaboratore più fidato, il Gran Ciambellano.
Costui proveniva da una modesta famiglia di contabili e si era costruito una luminosa carriera grazie alla brillante intelligenza, all’enorme preparazione e all’assoluta fedeltà al suo Signore e Padrone.
In breve era divenuto il consigliere più influente, distinguendosi per astuzia e ingegno. A lui il Principe riservava attenzioni particolari e ne ascoltava sempre le opinioni e i suggerimenti, affidandogli i compiti più delicati e riservati.
Una mattina di primavera il Principe e il Gran Ciambellano si trovavano, come accadeva spesso, sulla terrazza principale del castello. Da lì si potevano ammirare il lago, dalla superficie specchiata, su cui si riflettevano le chiome degli alberi, le colline, dai colori cangianti secondo i capricci del sole, il fiume, illuminato dai riflessi argentati, che attraversava con movimenti sinuosi la vallata.
Il maggiordomo stava servendo il tè mentre il sole scaldava, con i primi, delicati raggi del mattino, le pareti del castello;

- mi dica Gran Ciambellano, mio fedele amico, perché tarda a riferirmi dei disordini scoppiati in alcune città del regno?
- Maestà, sono piccolezze. Non volevo turbarla con spiacevoli problemucci di ordine pubblico.
- Questo lo lasci giudicare a me e mi dica tutto quello che sa!
- Nulla Padrone, solo un gruppo di ragazzi che fanno baldoria. Hanno scoperto di essere capaci di pensare!
- Davvero? Sono certi di sentirsi bene?
- Sì, Signore! Dicono di avere avuto un’illuminazione e perciò si fanno chiamare “Illuministi”!
- Illuministi? Bel nome mi piace. Dà l’idea della luce, della pulizia. E cosa dicono? Che bisogno hanno di fare tanto chiasso?
- Dicono che tutti gli uomini nascono uguali, liberi e con gli stessi diritti. Sono molto entusiasti di questa scoperta, perciò creano tanto scompiglio.
- Divertente; è tipico dei giovani sognare le cose più assurde.

Commentò sorridendo il Principe;
- Infatti, Signore. Cosa vuole che faccia?
- Li faccia uccidere tutti! Potrebbero crederci sul serio a queste fantasie e finire per farsi del male!
- Bene Padrone sarà fatto.

Il Principe apprezzava molto la capacità del Gran Ciambellano di adeguarsi istantaneamente ai suoi desideri, qualunque fosse stata la sua opinione fino a quel momento. Del resto, il fedele suddito, non aveva ragione alcuna per contraddire il suo Signore. Un Padrone si sceglie e si ama per sempre. Perlomeno fino a quando non si decide di servirne un altro, ma con la stessa identica dedizione e fedeltà.

http://memmt.info/site/il-principe-delle-monete-115/

L'implosione a venire

Cronache Lodigiane — Lodigiano: Società
L'implosione a venire

Tranne in caso di conquista da parte di un'altra nazione, il crollo di un modello sociale è sempre il risultato del suo abuso da parte di individui, che credono di avere una presa troppo forte sulla mente delle persone per essere travolti anche dai più gravi scandali e crimini. ( B.R.)

No, è contro l'influenza aviaria

Cronache Lodigiane — Lodigiano: Primo Piano
No, è contro l'influenza aviaria

Una volta l'euro era una moneta.

Cronache Lodigiane — Lodigiano: Economia e Finanza
Una volta l'euro era una moneta.

Ci siamo anche noi...!!!

Cronache Lodigiane — Lodigiano: Economia e Finanza
Ci siamo anche noi...!!!

Il suicidio dell'austerità - di Thomas Fazi

Cronache Lodigiane — Lodigiano: Economia e Finanza
Il suicidio dell'austerità - di Thomas Fazi

Gli ultimi dati rilasciati ieri da Eurostat, l'agenzia statistica europea, confermano quello che ormai vanno dicendo da tempo schiere di economisti, anche di estrazione mainstream: la tanto sbandierata "ripresa" europea era una pia illusione

Gli ultimi dati rilasciati ieri da Eurostat, l'agenzia statistica europea, confermano quello che ormai vanno dicendo da tempo schiere di economisti, anche di estrazione mainstream: la tanto sbandierata "ripresa" europea – che comunque rappresentava sempre una medi tra quegli stati che registravano modesti tassi di crescita (come la Germania) e quelli che continuavano a essere impantanati nella recessione post-crisi (come l'Italia) – era una pia illusione.
Senza un ribaltamento radicale delle politiche economiche, l'eurozona era inevitabilmente condannata a sprofondare in una cosiddetta "stagnazione secolare": un lungo periodo di crescita bassa o nulla. E infatti l'ultimo bollettino di Eurostat parla chiaro: nell'ultimo trimestre dell'anno la crescita nella zona euro è stata dello 0.0%. A leggere il testo del comunicato, però, si direbbe che non c'è motivo di preoccuparsi: secondo la neolingua dei burocrati di Bruxelles, semplicemente "il Pil nell'area euro è rimasto stabile". Tutto a posto, dunque?
Purtroppo no. In uno scenario di stagnazione secolare risolvere il problema della disoccupazione dilagante (18 milioni di senza lavoro solo nella zona euro), della deflazione alle porte (0.4% il tasso d'inflazione nella zona euro, mentre in alcuni paesi è già sotto lo zero) e del debito pubblico è praticamente impossibile. Al punto che c'è già chi parla di "stag-deflazione" (per fare il verso alla stagflazione degli anni '70): uno scenario da incubo in cui crescita anemica, bassa domanda, prezzi in calo, disoccupazione crescente, carenza di investimenti, fallimenti aziendali, sofferenze bancarie e debiti pubblici alle stelle si alimentano a vicenda in una spirale senza fine.
Perché l'eurozona si trova in questa condizione, quando altre aree economiche colpite altrettanto duramente dalla crisi del 2008, come Stati uniti e Regno Unito, hanno ridotto la disoccupazione e sono tornate ai livelli di crescita pre-crisi o li hanno addirittura superati?
A prescindere dai limiti "strutturali" dell'eurozona (impossibilità della Bce di offrire liquidità agli Stati, ecc.), la causa principale dell'infinita crisi europea - come ormai denunciano anche giornali come il Financial Times e organizzazioni notoriamente neoliberiste come l'Fmi -, sono le folli politiche di austerity perseguite dall'establishment europeo negli ultimi anni, che hanno avuto l'effetto di strangolare ulteriormente l'economia, già affamata da un crollo della spesa privata, per mezzo di drastici tagli alla spesa pubblica, aumenti delle tasse e compressione dei salari.
Altrove hanno invece perseguito politiche monetarie e fiscali espansive, con risultati prevedibilmente positivi. Finora erano stati soprattutto i paesi della periferia a patire le conseguenze di queste politiche scellerate. L'Italia è il caso più esemplare: produzione industriale al -25%, Pil al -10%, tasso di accumulazione al -13%, disoccupazione e debito pubblico a livelli record. Un'apocalisse economica e sociale da cui il nostro paese impiegherà decenni a riprendersi (se mai ce la farà). La vera novità è che nell'ultimo trimestre anche la Germania ha registrato un tasso di crescita di negativo (-0.2%) per la prima volta dal 2010. Anche in questo caso c'è poco da sorprendersi.
L'avevano predetto in molti: continuando a comprimere la domanda interna e affamando i propri partner commerciali europei per mezzo dell'austerità la Germania avrebbe finito inevitabilmente per danneggiare la propria economia, fortemente basata sulle esportazioni. Basterà questo a convincere i tedeschi della necessità di un cambio di rotta? O almeno a convincere Matteo Renzi che la soluzione alla crisi non passa di certo per le "riforme strutturali"?

La riproduzione di questo articolo è autorizzata a condizione che sia citata la fonte: www.sbilanciamoci.info.
Vuoi contribuire a sbilanciamoci.info? Clicca qui

Dragon Trainer 2 - La recensione di Sara Michelucci

Cronache Lodigiane — Lodigiano: Nelle Sale Cinematografiche
Dragon Trainer 2 - La recensione di Sara Michelucci

Non delude il secondo capitolo della trilogia epica di Dragon Trainer, rivelando nuovamente elementi di originalità e divertimento non scontato. È da cinque anni che Hiccup e Sdentato hanno unito con successo i draghi e i vichinghi nell'isola di Berk. Mentre Astrid, Moccioso e il resto della gang si sfidano tra di loro a bordo dei draghi, che è il nuovo gioco preferito dagli isolani, il duo inseparabile esplora il cielo, traccia una mappa dei territori che ne erano sprovvisti e scopre nuovi mondi.

Quando una delle loro avventure li porta a scoprire una grotta di ghiaccio segreta, che è la casa di centinaia di nuovi draghi selvaggi e di un misterioso Dragon Rider, i due amici si trovano al centro di una battaglia per proteggere la pace. Ora Hiccup e Sdentato devono unire le forse per difendere quello in cui credono e riconoscono che solamente insieme avranno potere di cambiare il futuro di uomini e draghi.

Oltre al legame uomo-animale e al superamento delle differenze come tema centrale della storia, in questo nuovo capitolo si punta l’accento sui giovani, gli unici in grado di poter dare una nuova svolta al mondo. In un’epoca dove, al contrario, alle nuove generazione vengono date poche speranze e dove la popolazione è sempre più vecchia, il nuovo lavoro del regista Dean DeBlois sembra voler dare una lettura diversa del presente.

Sono i ragazzi con la loro disobbedienza e la voglia di fare e di scardinare regole conservatrici a poter salvare il mondo e dare una speranza di cambiamento, ma anche di conservazione dell’umanità.

Dragon Trainer 2 (Usa 2014)

Regia: Dean DeBlois
Sceneggiatura: Dean DeBlois
Attori: Gerard Butler, Jonah Hill, Jay Baruchel, Kristen Wiig, Christopher Mintz-Plasse, Kit Harington, America Ferrera, T.J. Miller, Craig Ferguson
Musiche: John Powell
Produzione: DreamWorks Animation, Mad Hatter Entertainment, Vertigo Entertainment
Distribuzione: 20th Century Fox

http://altrenotizie.org/rubriche/cinema.html

L’estate sta finendo - La recensione di Sara Michelucci

Cronache Lodigiane — Lodigiano: Nelle Sale Cinematografiche
L’estate sta finendo - La recensione di Sara Michelucci

L'estate sta finendo. Riprende un famoso motivo dei Righeira, il titolo del nuovo film di Stefano Tummolini, co sceneggiatore de Il Bagno Turco di Ferzan Özpetek. Il lavoro mette al centro della storia un gruppo di giovani prossimo alla laurea. La bella stagione volge al termine e gli otto laureandi decidono di partire per passare il fine settimana in una villa sul mare. Un week end che inizia bene e si fa promettente se non fosse per Guido, un nuovo arrivato, che viene considerato da tutti inadeguato e piuttosto fastidioso. In spiaggia non sopporta il caldo, si veste in modo trasandato e soprattutto ha delle uscite poco felici, anche perché molto spesso coglie nel segno attraverso quello che dice.

Da qui l’epilogo negativo, quando avviene un incidente che trasformerà la gita al mare in un incubo. Il gruppo non è capace di gestire la situazione e i ragazzi si ritraggono ognuno nel proprio mondo, dove l’indifferenza regna sovrana. È la “peggio gioventù” quella descritta dal regista di Un altro pianeta, che si contrappone a quella “meglio gioventù” tanto decantata negli anni passati. Un mondo fatto di benessere, ma con poca considerazione dei valori, degli altri e anche di se stessi, dove l’unica condizione a cui si è spinti è quella verso un’esistenza fatta di egoismo e solitudine.

Il film inizia come una commedia, con momenti goliardici e divertenti, ma ben presto si trasforma in altro e questa commistione di generi è sicuramente interessante e rende alto il ritmo del film. La diversità è qualcosa che non viene accettato dal “branco” di ragazzi della società del benessere, che sono infastiditi da chi non si mimetizza col gruppo. I presupposti del film sono buoni, andando a indagare nel tessuto sociale contemporaneo, nonostante manchi una recitazione più corposa e consistente e soprattutto una sceneggiatura che non arrivi subito a rapida conclusione.

L’estate sta finendo (Italia 2014)
REGIA: Stefano Tummolini
SCENEGGIATURA: Michele Alberico, Mattia Betti, Stefano Tummolini
ATTORI: Andrea Miglio Risi, Marco Rossetti, Giuseppe Tantillo, Nina Torresi, Nathalie Rapti Gomez, Fabio Ghidoni, Ilaria Giachi, Lucia Mascino, Antonio Merone, Antonello Fassari
FOTOGRAFIA: Raoul Torresi
MONTAGGIO: Annalisa Schillaci
MUSICHE: Teho Teardo
PRODUZIONE: Film Kairòs, Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MiBAC)
DISTRIBUZIONE: Luce Cinecittà

http://altrenotizie.org/cinema/6107-lestate-sta-finendo.html

Condividi questa pagina Facebook Twitter Google+ Pinterest
Segui questo blog